Diversamente mora.

Non so come scrivere questo post senza farci la figura della – come minimo – svampita.

Oggi in preda alla “disperazione chiavetta wind che non funziona” (ogni mia disperazione ha un nome, a volte anche un cognome), ho deciso di scendere a Torino dai miei, o meglio di lasciarli in montagna e ritornare io a casa loro dove c’è un magnifico wifi che mi permetterà lavorare in santa pace. Ho rinunciato al croissant fresco del mattino, gentilmente offerto, con servizio a domicilio, dal mio caro genitore (secondo me usa i soldi che perdo a carte con lui), ho fatto le valigie, messo le feline nel loro rispettivo portantino e intrapreso l’avventura di ritorno.

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Premetto: sono poco più di 100 km, strada che ho percorso per anni, quando in montagna ci andavo tutti i weekend e un mese d’estate; in teoria è una strada che conosco.
Premetto di nuovo: le mie gatte non sono viziate, ma lo stadio seguente. Hanno addirittura i pannoloni da viaggio, una specie di copertina per la gabbietta, di modo che, se si emozionano, il tutto sia assorbito.

Fatte queste premesse, passiamo ai fatti.
Sulla prima premessa, per dar ascolto a mio padre, mi sono persa per la nuova superstrada, sono finita sulla Torino – Savona (io adoro le autostrade italiane), ho allungato almeno di 30 km, pagato quasi 7 € per poi uscire a Carmagnola, dove il tempo risparmiato l’ho recuperato nell’ultimo tratto.
Sulla seconda premessa, dirò solo una cosa: le feline si sono emozionate prima ancora che uscissimo dal paesino di montagna dove abbiamo la casa, e poi si sono riemozionate diciamo almeno altre tre volte. La mia macchina sembrava una camera a gas, accompagnata da un concerto in acuti eseguito dal duetto miagolante fino a destinazione.

Durata del viaggio: quasi due ore. Stato della sottoscritta? Catatonico.

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Voi pensate che questo senso d’inutilità per lo più stradale si esaurirà presto? Pensate male.

Domattina andrò a casa mia (sì perché ho una casa, anche se ancora non ci abito), a cercare un documento, con questo documento, il computer e lo sguardo più….più.. non so che sguardo fare, a dire il vero: idiota? Insomma, con uno sguardo da bionda, ecco, andrò in banca, mi farò firmare il documento da un impiegato, e poi con la mia vocina chiederò che mi spieghino come riuscire ad attivare questo maledetto conto online. Lavoro con conti online da anni, di tutti i tipi, anche paypal ecc. eppure è un mese che ci provo, e sembra che per accedervi ci voglia un master.

Sono sicura che mi guarderanno con quello sguardo di commiserazione e penseranno: “poverina non ci arriva”. E che non ci arrivo sul serio. Il certificato digitale l’ho dovuto rifare due volte prima di riuscire ad attivarlo, e quando pensavo che il peggio fosse passato, risulta che bisogna seguire delle istruzioni ben specifiche per chi usa MAC, e deve’essere su firefox obbligatoriamente, con indicazioni di dove digitare che su Mozilla non esistono. A un certo punto pensavo di non sapere più l’inglese, quindi ho cestinato Mozilla in inglese e l’ho messo in italiano. Neanche in lingua madre esistono!

E siccome amo farmi male, già che ci sono, chiamerò di nuovo Iren, per chiedergli perché non mi vogliono rispondere alla richiesta di preventivo luce+gas, con la netta sensazione che anche questa sarà una lunga strada in salita.

Com’era la canzone? Era meglio morire da piccoli…..

Buon fine agosto anche a voi!

Silvia 😉

 

 

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