Il pozzo dei desideri

Nell’immaginario popolare, il pozzo rappresenta ricchezza. Sia essa materializzata sotto forma di tesori nascosti, acqua (bene prezioso) o – perché no? – desideri.

Ed eccomi qui, nel patio della famosa casa Colón dove, si dice, Cristoforo Colombo abbia “giaciuto” con una delle sue amanti, nella breve sosta fatta a Las Palmas de Gran Canaria, in uno dei suoi viaggi per le Americhe.

Datemi una monetina ed esprimerò un desiderio.

Casa Colón

 

Non importa che non si avveri, quello che conta è l’illusione e l’attimo di felicità quando chiudi gli occhi e lasci che sia il tuo cuore a formare le parole che racchiudono il segreto di ciò che più desideri.

Al farlo, lo stai già immaginando e assaporandolo nei minimi dettagli. Poi sarà il fato, il caso – fortuito o no -, e magari anche un po’ della volontà e tenacia di ciascuno, a far sì che si materializzi. Ma la meta non è mai bella quanto il percorso per arrivarci.

Tornando al desiderio, ormai vicini alla metà dell’anno, io che di liste per questo 2013 non ne ho fatte (una novità!), ho pensato che se tutti mi deste una monetina ciascuno, a parte risolvere in modo definitivo le mie income finanziarie per un lustro, potrei provare a esprimere un desiderio per la collettività, e in modo particolare per la collettività virtuale, che oggigiorno è quasi più reale di quella in carne e ossa.

Il mio desiderio si chiama “noblesse oblige”.

Che la noblesse che c’è in voi, anche se mimetizzata da un cumulo di banalità – in alcuni – , vi obblighi a tirar fuori un po’ di classe. Bandiamo dalla rete il trash, le volgarità, le foto da “voglio fare la pornostar ma non so come dirlo”, la parolaccia incisiva.

E qui apro una parentesi: la parolaccia non è mai incisiva, è sempre e solo volgare. Le pose sexy, lo sono solo nella testolina, per altro vuota, di chi si fa queste foto. Non c’è niente di meno sensuale che mettersi in posa, artificialmente, con uso e abuso di trucco e di trucchetti da amateur, in casa, e soprattutto nel bagno di casa. Lo avete notato anche voi? Le foto “provocanti” sono, di solito, fatte in un bagno con relative piastrelle come sfondo e lo specchio per controllare, su lato, seminascosto. Non è che se uno viene bene una volta in una posa, poi si debba fare le foto tutte in quel modo, A farci un’equazione, direi che la parolaccia in un uomo sta alla foto in posa provocante in una donna.

Dico, ma ci saranno altri mezzi/ metodi/ forme di comunicazione utilizzabili in rete o li vedo solo io? Nessuno ha mai sentito parlare di metalinguaggio? Lo sappiano che con una e dico una sola di queste azioni, ci consumiamo l’intero bonus volgarità accettabile in un anno? Allora, lasciamo che emergano un po’ di dogmi da questa noblesse, insita e a volte nascosta, in tutti noi, anche nei modi di fare, nei gesti, negli sguardi, nella scrittura, ma soprattutto nelle intenzioni. Lasciamo affiorare la creatività, libera di esprimersi in accostamenti improbabili, a volte privi di logica, ma mai volgari.

La volgarità è come un gas letale, silenzioso, s’intrufola nelle nostre vite e ne forma parte, annichilendo i nostri talenti in una sorta di Auschwitz del buon gusto.

Lo so, è un assioma: il desiderio espresso e condiviso giammai si avvera, ma dovevo intentarlo.

Che la classe sia con voi.

Silvia

 

 

 

 

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